Biografia
Rebelles è più di uno studio di falegnameria: è un atto di resistenza creativa.
Fondato circa dieci anni fa a Pattada, in Sardegna, Rebelles è il progetto personale del maestro falegname Antonello Arminu, che lavora il legno da oltre vent’anni. Lo studio è nato in un momento di svolta della sua vita: dopo aver perso il lavoro in una falegnameria, Antonello si è trovato di fronte a un bivio — lasciare la Sardegna in cerca di lavoro, oppure restare e costruire qualcosa di proprio.
Ha scelto di restare.
Quella scelta è diventata una forma di ribellione.
Rebelles nasce da questa decisione: un rifiuto consapevole di abbandonare le proprie radici, e il desiderio di reinterpretare l’artigianato sardo attraverso uno sguardo più personale e contemporaneo. Pur restando profondamente legato al sapere artigianale e alla manualità, Antonello si allontana deliberatamente dalle rappresentazioni stereotipate dell’artigianato sardo, scegliendo invece un linguaggio più libero, sperimentale e profondamente legato alla materia.
Il nome Rebelles — “ribelli” in lingua sarda — racchiude questa filosofia: la ribellione di un artigiano che resiste allo spopolamento, di un’isola che difende con forza la propria identità, e del legno stesso, un materiale vivo che rifiuta di essere standardizzato o addomesticato.
Nel corso degli anni, Rebelles è cresciuto fino a diventare una realtà riconosciuta, partecipando a importanti fiere dell’artigianato come il MIDA di Firenze, oltre a rinomate mostre sarde come quella di Mogoro, dove Antonello ha trovato occasioni di dialogo e collaborazione con artigiani che lavorano il tessile, la ceramica e il metallo. Questi scambi continuano a plasmare la sua visione in evoluzione dell’artigianato come cultura viva e condivisa.
Tecnica e processo
Il processo creativo di Antonello non inizia con un disegno, ma con la materia stessa.
Raramente abbozza le sue idee su carta. Preferisce invece lavorare direttamente il legno, lasciando che l’oggetto emerga attraverso il fare. Molte delle sue idee sono difficili da tradurre in progetti precisi, e per questo la forma finale è spesso sconosciuta all’inizio del processo. La creazione si sviluppa in modo intuitivo, guidata dal tatto, dall’osservazione e dal dialogo con la materia.
Il legno utilizzato nelle creazioni Rebelles proviene principalmente dalla Sardegna, quando possibile. Data la varietà limitata di legname commerciale disponibile sull’isola, Antonello integra i legni locali con specie commerciali selezionate, incorporando anche legno di recupero e ritrovato — pezzi recuperati attraverso conoscenze personali, viaggi o incontri casuali. Ogni frammento porta con sé una vita precedente, che diventa parte della storia del nuovo oggetto.
Anziché imporre standard rigidi, Antonello abbraccia le irregolarità: nodi, crepe, venature irregolari e superfici consumate dal tempo non vengono corretti, ma messi in risalto. Ciò che molti considererebbero difetti diventa un elemento distintivo. È il legno a guidare il progetto, e l’artigiano lo segue.
Questo approccio guidato dalla materia dà vita a oggetti che si collocano all’incrocio tra:
- Pezzi unici e design contemporaneo – oggetti quotidiani concepiti come sculture funzionali
- Passione e funzionalità – artigianato che arricchisce la vita quotidiana senza rinunciare alla bellezza
- Tradizione e tecnologia – forme artigianali integrate con componenti tecnologici moderni
La produzione di Rebelles spazia dai mobili scultorei a oggetti che integrano luce, suono ed elementi digitali. Tra i lavori distintivi dello studio:
- Illuminazione: tre collezioni di lampade — Hibridos, Lineares ed Eclisses — esplorano il rapporto tra la luce e la superficie organica del legno.
- Diffusori Sonos: diffusori acustici realizzati a mano, in cui la fibra del legno esalta naturalmente calore e qualità del suono.
- Oggetti di interior design: tavoli da pranzo su misura, tavolini, vasi e pezzi scultorei plasmati dalla bellezza aspra e dai profumi della Sardegna.
Ogni oggetto Rebelles è il risultato di un rischio controllato: un equilibrio tra conoscenza tecnica e la volontà di lasciare che la materia devii, resista e infine definisca la propria forma.
i suoi prodotti
Collezioni
Lampada da tavolo Eclisses
Lampade circolari compatte che combinano anelli in legno intagliati a mano e parti centrali in tessuto realizzate su misura. Una luce morbida e calda ne esalta la trama e il rilievo: un’illuminazione intima e materica, pensata per durare nel tempo.
Lampade da terra Hibridos
Colonne verticali realizzate a mano che fondono la lavorazione artigianale del legno locale con inserti tessili intrecciati. Calde luci LED integrate animano l’intreccio; un’illuminazione scultorea pensata per interni vissuti.
Vasi in legno
Vasi in legno torniti e intagliati a mano che esaltano le venature, le imperfezioni e la forma. Ogni pezzo è ricavato da legno locale, rifinito a mano e dotato di un semplice tubo di vetro: funzionale, resistente e delicatamente scultoreo. Piccole serie, design che mette al primo posto il materiale: oggetti pensati per accogliere uno stelo e custodire una storia.
Orologio da parete Eclisses
Orologi minimalisti in legno intagliato, in cui le venature del legno, così piacevoli al tatto, si fondono con lo sfondo dipinto: segnatempo che sembrano rilievi incorniciati. Rifiniti a mano, con un movimento al quarzo silenzioso; realizzati per invecchiare con l’uso e raccontare una storia appesi alla parete.
Progetti artistici
sensore di accanimento
Quest’opera d’arte costituisce una potente denuncia visiva dei crimini di guerra che, ancora oggi, rimangono sepolti sotto il peso dell’impunità e dell’oblio internazionale. La struttura è caratterizzata da fianchi in cemento grezzo, segnati da iscrizioni e macchie di sangue: una rappresentazione brutale delle macerie sia urbane che umane. Questi elementi si ergono come monumenti involontari a una sofferenza che deve ancora essere riconosciuta.
Al centro dell’opera, il tessuto intriso di sangue evoca in modo toccante il tema della fuga. Rappresenta il tentativo disperato di sfuggire allo sterminio e la profonda vulnerabilità di coloro che sono costretti a fuggire, portando con sé nient’altro che il segno indelebile della violenza.
Il nucleo concettuale dell’opera risiede nell’integrazione di un sensore di movimento. La luce si accende automaticamente per soli 20 secondi, costringendo lo spettatore a confrontarsi con l’orrore. Questo breve lasso di visibilità è una metafora diretta dell’indifferenza collettiva e della nostra capacità di attenzione ormai desensibilizzata. Assistiamo a tragedie trasmesse in tutto il mondo solo per pochi istanti – il tempo necessario per un servizio giornalistico o per uno scorrimento sui social media – per poi riprendere le nostre vite con agghiacciante distacco. Man mano che la luce si affievolisce, l’oscurità avvolge nuovamente le vittime, riflettendo la nostra tendenza ad andare avanti come se nulla fosse accaduto.
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