Valeria Masala

Deincantos

Biografia

Nata e cresciuta a Nule, un piccolo paese sardo di appena 1.300 abitanti e centro storico dell’Arte della Tessitura Verticale, Valeria Masala non si è mai allontanata dalle sue radici. Il suo lavoro è profondamente intrecciato con il luogo da cui proviene, dove la tessitura al telaio verticale non è solo un mestiere, ma un linguaggio culturale vivo, tramandato di generazione in generazione.

Valeria ha iniziato il suo percorso nel 2015, seguendo un corso di tessitura pensato per avvicinare le nuove generazioni a una tradizione a rischio di scomparire. Sebbene il corso fosse breve, ha segnato l’inizio di un’esplorazione profonda. Valeria è rimasta affascinata non solo dal tessuto finito, ma da ciò che si cela dietro di esso: la preparazione del telaio verticale, le strutture nascoste dell’ordito e i gesti disciplinati che danno forma al tessuto.

Crescere all’interno di una piccola comunità si è rivelato un punto di forza. Nonostante le modeste dimensioni di Nule, Valeria è stata circondata da persone che hanno creduto nel suo percorso e ne hanno sostenuto la crescita. Soprattutto, è stata la guida di molte donne — tessitrici esperte e custodi del sapere locale — ad aiutarla a trovare la propria voce, affinare le proprie capacità e acquisire sicurezza nell’Arte della Tessitura Verticale.

Il suo lavoro non è nato con l’intenzione di diventare una professione. È emerso, piuttosto, dal desiderio di imparare per preservare, reinterpretare e condividere questo patrimonio. Nel tempo, attraverso una ricerca e una sperimentazione indipendenti, Valeria ha sviluppato un linguaggio visivo personale che traduce il tradizionale tappeto sardo in arte tessile contemporanea.

Da questo percorso è nato Deincantos, un nome che unisce due concetti sardi: “de cantos” (fatto di pezzi) e “incantos” (incanti). Riflette l’essenza del suo lavoro: incanti costruiti a partire da frammenti, memoria e la tradizione viva della tessitura verticale.

Tecnica e processo

Valeria lavora esclusivamente su un telaio verticale interamente manuale, praticando la tecnica tradizionale della tessitura piana (stuoia) che definisce l’Arte della Tessitura Verticale a Nule. Il telaio che utilizza oggi non le è stato tramandato direttamente dalla madre, ma attraverso un legame familiare più intimo: è appartenuto alla cugina di sua nonna, un dettaglio che riflette la natura comunitaria ed estesa della trasmissione tessile all’interno del paese.

Al centro della sua pratica c’è l’uso della lana di pecora sarda, un materiale profondamente legato alla cultura pastorale dell’isola. Lavorare a Nule offre un vantaggio raro: la presenza di un’azienda tessile locale che lavora la lana grezza e la rende facilmente disponibile per gli artigiani. Questa vicinanza permette a Valeria di reperire localmente la sua materia prima principale e di mantenere un rapporto diretto con la sostanza che tesse, dalla fibra all’opera finita.

Ogni pezzo inizia con l’attenta preparazione del telaio — una fase che Valeria considera il vero fondamento del lavoro. I fili dell’ordito vengono posizionati, contati e strutturati interamente a mano, formando l’architettura nascosta che sostiene ogni colore e motivo. La trama viene fatta passare alternativamente da sinistra a destra e da destra a sinistra, mentre lo scambio manuale dei fili assicura che ogni passaggio sia saldamente ancorato, creando un tessuto denso e compatto.

Anziché realizzare tappeti tradizionali, Valeria trasforma le sezioni tessute in opere d’arte tessile. Nella sua serie Trame sospese, i fili dell’ordito sono lasciati volutamente visibili, rivelando la struttura interna del tessuto e mettendo in luce quella che lei stessa definisce “l’anima del tappeto”.

Nelle opere Trame in rilievo e Trame Incrociate, Valeria amplia il linguaggio della tessitura verticale integrando materiali profondamente radicati nella cultura sarda, come velluto, broccato e sughero. Ogni opera viene concepita mentalmente, senza uno schizzo su carta, e sviluppata in dialogo con lo spazio che andrà ad abitare. Colori e geometrie sono studiati con cura — a volte ispirandosi a motivi tradizionali sardi, altre volte esplorando nuovi contrasti — sempre con l’obiettivo di portare l’Arte della Tessitura Verticale in un linguaggio visivo contemporaneo.

i suoi prodotti

Collections

La tradizione in rilievo

Questa collezione è incentrata su inserti tessuti realizzati in precedenza su telaio verticale, che ripropongono i motivi tradizionali del patrimonio tessile di Nule. Questi elementi sono abbinati ad altri materiali iconici della Sardegna — come il velluto e il broccato, storicamente utilizzati negli abiti cerimoniali — nonché a tessuti d’arredo contemporanei e al sughero. Il gioco di trame e materiali consente di realizzare composizioni altamente personalizzate. Ogni opera è montata su un pannello, trasformando i frammenti tessili in opere scultoree da parete.

Tessiture sospese

Questa serie è stata realizzata per mettere in risalto una delle fasi più trascurate della tessitura: la preparazione del telaio. In questi lavori, i fili di ordito sono lasciati intenzionalmente a vista, rivelando la struttura interna che sostiene l’intero tessuto. Ciò che solitamente rimane nascosto diventa il punto focale — l’“anima del tappeto” — messo in evidenza e incorniciato come un’opera d’arte.

Trame incrociate​

In questa collezione, gli inserti tessuti al telaio si intrecciano con fili aggiuntivi che attraversano e si sovrappongono alla superficie. Il risultato è una composizione dinamica in cui struttura e movimento coesistono, sottolineando il dialogo tra ordine e sperimentazione nell’arte della tessitura verticale.

Progetti artistici

Ti racconto una sedia


Il progetto “Ti racconto una sedia” è nato come un’esplorazione artistica collettiva che sceglie la sedia come simbolo universale. Coinvolgendo diversi artisti, a ciascuno dei quali è stato chiesto di progettare una sedia secondo la propria visione personale, l’iniziativa mira a raccontare le molteplici sfaccettature e i significati che questo oggetto ha assunto nel corso del tempo.

La sedia non viene interpretata semplicemente come un oggetto funzionale, ma come un’icona carica di contrasti e di storia: dalla solennità del trono al dramma della sedia elettrica, fino alla dimensione quotidiana e conviviale di un pasto in famiglia. In questo contesto, l’artista ha scelto di lavorare su una sedia antica proveniente dalla casa della nonna, rimuovendone la seduta originale per ricostruirvi sopra un vero e proprio telaio. Su questa nuova struttura, l’opera è stata arricchita dalla creazione di piccoli e meticolosi dettagli, trasformando un oggetto di memoria in un simbolo che rappresenta i vari aspetti della vita, sia positivi che negativi.

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